{"id":6894,"date":"2016-09-25T06:34:09","date_gmt":"2016-09-25T06:34:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.yogatradizione.it\/?page_id=6894"},"modified":"2016-09-25T07:11:41","modified_gmt":"2016-09-25T07:11:41","slug":"la-disciplina-dello-yoga","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/?page_id=6894","title":{"rendered":"La disciplina dello yoga"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Lo Yoga \u00e8 una delle sei Scuole ortodosse di pensiero filosofico-religioso Hindu dell\u2019India antica. Praticato inizialmente con modalit\u00e0 diverse dalle caste pi\u00f9 nobili, esso mise le sue prime radici nelle culture del periodo vedico, a partire dal 1500 a.C. sino al 700 a.C. e poi nell\u2019impostazione religiosa e mistica delle scritture Upanishad.<br \/>\nQueste ultime costituiscono la parte conclusiva dei Veda. Esse sono trattati di diversa estensione, risalenti al periodo che va dall\u2019ottavo secolo a.C. al quarto secolo a.C. e le prime precedono l\u2019avvento dell\u2019era buddista.<br \/>\nLe Upanishad appartengono alle diverse Scuole indiane della rivelazione. Circa duecento sono arrivate alla nostra cultura, bench\u00e9 per tradizione quelle pi\u00f9 considerate sono 108. E\u2019 interessante notare che il termine Upanishad deriva da \u201cupa-nisad\u201c (sedersi vicino) che allude alla tradizionale modalit\u00e0 di trasmissione diretta dal Maestro all\u2019Allievo qualificato alla vicinanza dell\u2019Insegnante.<br \/>\nLa Taittiriya Upanishad fu il primo trattato che esamin\u00f2 l\u2019essere umano sotto diversi aspetti. Questa disamina metafisica realizza in sintesi che in un individuo esistono diversi corpi, diverse stratificazioni tra loro interpenetranti e strettamente correlate. Si parla di questi \u201cinvolucri sottili e sovrapposti\u201d definendoli come i cinque respiri, i cinque atma ovvero i cinque s\u00e9.<br \/>\nNello Yoga questi substrati componenti l\u2019essere umano, che si estendono dal nostro centro o s\u00e9 sino allo strato pi\u00f9 esterno del nostro corpo fisico, si chiamano kosha orivestimenti. Secondo lo Yoga, il corpo causale\u2013Anandamayakosha (il nostro S\u00e9), il corpo mentale superiore-Vijnanamayakosha , il corpo mentale inferiore-Manomayakosha, il corpo energetico-Pranamayakosha ed il corpo fisico-Annamayakosha, sono interdipendenti fra loro. Un cambiamento apportato su uno di questi cinque kosha pu\u00f2 influenzare anche gli altri, analogamente ad un macrocosmo coi suoi elementi che coesistono in dinamica armonia. Chi \u00e8 stressato e si arrabbia, ad esempio, coinvolge il corpo mentale inferiore, che \u00e8 in grado di influenzare il corpo energetico ed il corpo fisico, mutando in quest\u2019ultimo i parametri vitali come l\u2019atto respiratorio, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Analogamente, nella cultura occidentale, si sostiene che esista uno stretto legame fra psichismo, manifestazioni del corpo ed influenza di questo sul nostro stato mentale.<br \/>\nANNAMAYAKOSHA \u00e8 dunque il corpo fisico che si \u00e8 formato per mezzo degli alimenti, della caratteristica dei nostri cromosomi, delle patologie, dei traumi e delle condizioni ambientali come la temperatura, l\u2019aria respirata, la luce, l\u2019umidit\u00e0.<br \/>\nDei cinque menzionati, nello Yoga , annamayakosha rappresenta lo strato pi\u00f9 grossolano del corpo che esiste nello spazio e nel tempo, ed in quanto tale ci permette di svolgere su di esso una grande variet\u00e0 di azioni.<br \/>\nNello Yoga la cura del corpo \u00e8 vista attentamente come il presupposto fondamentale per accedere al benessere fisico e psichico totale. La disciplina insegna tecniche molto raffinate per migliorare, sotto molti aspetti, le condizioni del proprio corpo ed accedere cos\u00ec a stati di coscienza superiori. Queste tecniche sono chiamate Asana o positure.<br \/>\nPatanjali, autorevole interprete di questa disciplina totale, nei suoi Yogasutra, parla degli asana nella Sezione II, sutra 46-48:<\/p>\n<p>II, 46 \u2013 stira-sukham asanam<br \/>\nLa positura (dovrebbe essere) stabile e comoda.<br \/>\nII, 47 \u2013 Prayatna-saithilyananta-samapattibhyam<br \/>\nMediante il rilassamento dello sforzo e la meditazione sul \u201csenza fine\u201d (si domina una positura)<br \/>\nII, 48 \u2013 Tato dvamdvanabhighatah<br \/>\nDa ci\u00f2, la mancanza di attacchi da parte delle coppie di opposti<\/p>\n<p>Coloro che praticano lo Yoga della Tradizione, hanno sicuramente familiarizzato con molti esercizi di asana, ma la maggior parte delle persone che non conoscono la disciplina li confondono con la pratica fisica della ginnastica, che \u00e8 semplicemente finalizzata a rinvigorire il corpo. Le specializzazioni di Hatha Yoga ( lo yoga fisico ) e Raja Yoga ( lo yoga reale ), pur mantenendo lo stesso approccio agli asana, assumono ruoli e finalit\u00e0 diverse. Questa distinzione \u00e8 necessaria in quanto chi si avviciner\u00e0 a questa disciplina in conseguenza di un disturbo da stress, dovr\u00e0 essere guidato dall\u2019insegnante a privilegiare una delle due specializzazioni.<\/p>\n<p>Nell\u2019Hata Yoga infatti gli asana vengono trattati in modo molto ampio e la vasta letteratura delles tecniche esistenti tratta in dettaglio almeno 84 positure fra le centinaia esistenti.<br \/>\nSul piano fisico un asana ha le seguenti caratteristiche: STABILITA\u2019, IMMOBILITA\u2019, DURATA e RILASSAMENTO.<br \/>\nSul piano respiratorio e mentale si distingue per gli attributi di: CONSAPEVOLEZZA DEL RESPIRO e CONSAPEVOLEZZA DELLA MENTE.<\/p>\n<p>Le posizioni che il corpo pu\u00f2 assumere durante le pratiche possono essere sintetizzate in:<br \/>\nPOSIZIONI IN PIEDI, SEDUTE E DERIVATE DA ESSE, SUPINE, PRONE, IN GINOCCHIO, IN APPOGGIO SULLE BRACCIA, IN EQUILIBRIO, IN ESTENSIONE ed IN RILASSAMENTO.<br \/>\nAlcuni asana interessano anche la FASCIA ADDOMINALE e GLI ORGANI VISCERALI.<br \/>\nVi sono asana che esercitano azioni sul sistema immunitario ed ormonale.<br \/>\nTutte queste elencate sono in grado, se praticate con dovizia tecnica, di determinare mutamenti molto positivi nel corpo, migliorando l\u2019elasticit\u00e0, il portamento, il funzionamento di alcune ghiandole endocrine e la salute in generale.<br \/>\nUna tra le sequenze di asana pi\u00f9 efficaci \u00e8 la serie Rishikesh con le seguenti modalit\u00e0 e positure:<\/p>\n<p>&#8211; 1 minuto in Sarvangasana ( positura della candela )<br \/>\n&#8211; 2 minuti in Halasana ( positura dell\u2019aratro )<br \/>\n&#8211; 1 minuto in Matsyasana ( positura del pesce )<br \/>\n&#8211; 2 minuti in Paschimottanasana ( positura della pinza )<br \/>\n&#8211; 1 minuto in Bhujangasana ( positura del cobra )<br \/>\n&#8211; 1 minuto in Shalabasana ( positura della locusta )<br \/>\n&#8211; \u00bd minuto in Dhanurasana ( positura dell\u2019arco )<br \/>\n&#8211; 1 minuto in Ardha-Matsyendrasana ( torsione in positura seduta )<br \/>\n&#8211; Da 1 a 10 minuti in Shirshasana ( positura capovolta) solo per yogin esperti.<br \/>\nPer gli allievi \u00e8 indicata Viparita Karani Mudra, che determina effetti similari;<br \/>\n&#8211; Da 1 a 2 minuti di nadi shuddi ( purificazione dei canali energetici )<br \/>\n&#8211; 3 minuti di respirazione completa;<br \/>\n&#8211; 3 minuti di rilassamento in Shavasana ( positura del cadavere )<\/p>\n<p>Gli asana cos\u00ec praticati sono anche in grado di influenzare positivamente il corpo energetico, perch\u00e9 attivano le strade del prana chiamate nadi, anticipando i benefici del pranayama.<br \/>\nLa pratica Hata Yoga ha come risultato la FERMEZZA POSTURALE, LA SCOMPARSA DELLE MALATTIE e LA LEGGEREZZA FISICA.<\/p>\n<p>Il Raja Yoga si differenzia dal precedente perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 orientato a determinare dei mutamenti della coscienza attraverso il controllo volontario sulla mente, per una soppressione graduale dei turbini mentali (citta-vrtti nirodhah ). Questa tecnica \u00e8 finalizzata ad agire sul corpo fisico, affinch\u00e9 realizzi la completa immobilit\u00e0 su alcune positure: quelle che favoriscono il silenzio mentale necessario alla pratica meditativa, prolungata nel tempo e senza sforzo.<br \/>\nFra questi asana vanno menzionati: sukhasana (positura semplice \u2013 Figura 11); padmasana (positura del loto) parificabile a siddhasana (positura perfetta \u2013 Figura 12); Vajrasana (positura del diamante \u2013 Figura 13).<br \/>\nIn alternativa agli asana elencati, si pu\u00f2 ripiegare anche su maitryasana (positura seduta su un supporto \u2013 Figura 14) sopratutto per privilegiare sempre, in caso di difficolt\u00e0, il mantenimento del confort nell\u2019immobilit\u00e0:<\/p>\n<p>&nbsp;[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;6751&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; title=&#8221;Figura 11 \u2013 sukhasana&#8221;][vc_single_image image=&#8221;6753&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; title=&#8221;Figura 13 \u2013 Vajrasana &#8220;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;6752&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; title=&#8221;Figura 12 \u2013 siddhasana &#8220;][vc_single_image image=&#8221;6754&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; title=&#8221;Figura 14 \u2013 maitryasana&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]II, 46 \u201cstira-sukham asanam\u201d &#8211; La positura ( dovrebbe essere ) stabile e comoda.<br \/>\nIn conclusione, nel Raja Yoga l\u2019allievo che pratica la meditazione deve ottenere, attraverso gli asana, il pieno dominio di una \u201cstabile e comoda\u201d immobilit\u00e0 per dimenticare completamente il corpo e concentrare la propria attenzione all\u2019osservazione della mente.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">Quando eseguiamo un asana o compiamo un\u2019azione, possiamo distinguere due coscienze: periferica e centrale.<br \/>\nUna coscienza che rimane impegnata su ci\u00f2 che facciamo, la coscienza periferica che resta sugli eventi.<br \/>\nUna seconda coscienza centrale che rimane focalizzata con la stessa attitudine della calma che regna nell\u2019occhio di un ciclone. Nell\u2019esecuzione dell\u2019asana dobbiamo prendere coscienza del movimento del corpo, ma vi \u00e8 una coscienza centrale che dovrebbe sempre accompagnarci e che riguarda il senso di ci\u00f2 che facciamo. Una parte di noi, la coscienza centrale, deve essere orientata in modo da permetterci di comprendere meglio la realt\u00e0 della coscienza periferica.<br \/>\nLo yogi \u00e8 presente a tutto e assente a tutto; ha in s\u00e9 questo costante eterno riferimento intorno al quale danza la vita e si esprime la dualit\u00e0, intorno a questa unit\u00e0 dell\u2019essere.<br \/>\nQuesta unit\u00e0 dell\u2019essere, questa coscienza centrale, \u00e8 immobilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Pratica degli Asana: tratto dalla lezione di Eros Selvanizza in data 8 aprile 2006)<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\">Per apprendere il dominio totale di un asana Patanjali enfatizza due necessit\u00e0 nel sutra II, 47.<br \/>\nLa prima \u00e8 il \u201crilassamento dallo sforzo necessario al mantenimento dell\u2019immobilit\u00e0\u201d, perch\u00e9 quest\u2019ultimo sarebbe una fonte di grande distrazione della mente conscia che dovr\u00e0 invece essere totalmente libera e svincolata dal corpo. Questo \u00e8 un automatismo impegnativo da raggiungere, che richiede uno sforzo iniziale graduale che rompa il legame fra mente conscia e corpo e trasferisca il controllo di quest\u2019ultimo sulla mente inconscia.<\/p>\n<p>La seconda necessit\u00e0 per integrare la stabilit\u00e0 durante l\u2019asana, \u00e8 la \u201cmeditazione sul senza fine\u201d, ovvero sull\u2019ananta, il grande serpente che secondo la mitologia hind\u00f9, cinge la terra. Questa rappresentazione simbolica \u00e8 in pratica l\u2019invito rivolto all\u2019allievo, che esegue un asana, a concentrarsi sulla forza cosmica che permette alla terra di mantenere un\u2019orbita costante intorno al sole. Attraverso questo atteggiamento mentale molto specifico, chi pratica un asana deve ricercare ed integrare gli automatismi che lo mantengono in posizione stabile.<\/p>\n<p>Il risultato importante che deriver\u00e0 dalla disciplinata applicazione delle pratiche di asana, spiegate nei sutra II, 46 e 47, viene rivelato da Patanjali nel sutra II, 48 con \u201cla mancanza di attacchi da parte delle coppie di opposti\u201d nell\u2019affermazione sanscrita \u201cTato dvamdvanabhighatah\u201d.<br \/>\nQueste \u201cdvamdva\u201d sono tutte le condizioni contrarie, esterne ed interne, immersi nelle quali noi cerchiamo di condurre la nostra vita, come ad esempio la luce ed il buio, il caldo ed il freddo, la felicit\u00e0 e la tristezza, la salute e la malattia. Condizioni riferite al corpo ed alla mente che impediscono alla nostra Coscienza di penetrare nella profonda interiorit\u00e0.<br \/>\nLa Coscienza, che si esprime attraverso la mente stessa, non pu\u00f2 entrare in contatto con la materia e procedere verso la realizzazione del S\u00e9, senza l\u2019intervento del prana, il soffio vitale. Il prana che fluisce all\u2019interno di pranamayakosha (il corpo energetico) \u00e8 il catalizzatore delle connessioni fra la materia e l\u2019energia sui corpi pi\u00f9 grossolani, nonch\u00e9 della mente e della coscienza sugli strati pi\u00f9 sottili dell\u2019essere umano, secondo la visione dello Yoga.<br \/>\nCon questo possiamo affermare che il prana \u00e8 attivo e necessario su tutti i corpi sottili.<br \/>\nNell\u2019Hata Yoga il controllo delle correnti praniche viene utilizzato per il controllo dei mutamenti della coscienza e del flusso dei pensieri (citta-vrtti). Nel Raja Yoga il controllo delle citta-vrtti avviene attraverso la forza della volont\u00e0 con l\u2019ausilio del prana da parte della Coscienza.<\/p>\n<p>Nell\u2019una e nell\u2019altra specifica disciplina dello Yoga, il controllo e l\u2019armonizzazione del prana, captato dal corpo sino al suo utilizzo ottimale, si ottiene attraverso le tecniche di Pranayama.<br \/>\nPatanjali parla del pranayama negli Yogasutra dalla sezione II,49 sino alla sezione II,53.<\/p>\n<p>II, 49 \u2013 Tasmin sati svasa-prasvasayor gativicchedah pranayamah<br \/>\nCi\u00f2 essendo stato (compiuto) (segue il) pranayama, che \u00e8 la cessazione della inspirazione e della espirazione.<br \/>\nII, 50 \u2013 Bahyabhyantara-stambha-vrttir desakalasamkhyabhih paridrsto dirghasuksmah<br \/>\n(Esso si trova in) modificazione esterna, interna o soppressa; \u00e8 regolata<br \/>\ndal luogo, dal tempo e dal numero, (e progressivamente diviene) prolungato e<br \/>\nsottile.<br \/>\nII, 51 \u2013 Bahyabhyantara-visayaksepi caturthah<br \/>\nQuel pranayama, che oltrepassa la sfera dell\u2019interno e dell\u2019esterno, costituisce la quarta Variet\u00e0.<br \/>\nII, 52 \u2013 Tatah ksiyate prakasavaranam<br \/>\nGrazie a lui si dissolve lo schermo della luce.<br \/>\nII, 53 \u2013 Dharanasu ca yogyata manasah<br \/>\nE (si ha) la capacit\u00e0 della mente di concentrarsi.<\/p>\n<p>Prana-yama significa letteralmente \u201ccontrollo del prana\u201d e diversamente da quanto si pensi, il prana ed il respiro non sono la stessa cosa. Questo significa che la morte di un individuo non avviene quando cessa il respiro, ma bens\u00ec quando il prana abbandona il suo corpo. E pur restando soltanto una delle manifestazioni grossolane del prana nel nostro corpo fisico, la regolazione del respiro viene utilizzata in moltissime tecniche di pranayama per manipolare il prana stesso nei corpi sottili.<br \/>\nChi utilizza i metodi di controllo del prana, deve essere consapevole che essi agiscono su sistemi complessi del corpo che sono reali, bench\u00e9 non pienamente riconosciuti dalla scienza moderna.<br \/>\nE\u2019 sconsigliabile pertanto esperire nel pranayama con pratiche fai da t\u00e8, senza il supporto di un insegnante competente e senza un\u2019adeguata preparazione nei tre \u201canga\u201d di Yama, Niyama e Asana.<br \/>\nPremesso questo e ribadito il concetto che respiro e prana sono in rapporto tra loro ma sono diverse, \u00e8 assolutamente utile che una persona interessata ad un miglioramento del suo stato di salute, intraprenda una via di conoscenza e di esperienza su come respirare correttamente.<br \/>\nQuesto vale sopratutto per le persone che subiscono quotidianamente le conseguenze dello stress, quando la consapevole osservazione di come si respira diviene importante per riprendere il controllo.<br \/>\nSe respiriamo profondamente, armonizzando le inversioni tra inspiro ed espiro, non eseguiamo una tecnica di pranayama, ma di fatto immettiamo energia sottile nel nostro corpo. Questa operazione non ha controindicazioni ed \u00e8 particolarmente consigliata per attenuare la sindrome da stress.<\/p>\n<p>Anche la tecnica di respirazione a narici alterne \u00e8 molto utilizzata per il suo effetto calmante e riequilibrante sul sistema nervoso e va eseguita con inspiri ed espiri regolari. Nello Yoga questa pratica \u00e8 denominata nadi-shodhana ovvero nadi-shuddi (Figura 15 e figura 16) e viene considerata una tecnica preliminare di riequilibrio e purificazione delle nadi che anticipa pratiche pi\u00f9 evolute di pranayama e dharana (concentrazione).[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;6756&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; title=&#8221;Figura 15 &#8211; Nadi-shodhana&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(primo inspiro eseguito sempre dalla narice sinistra)<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;6755&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; title=&#8221;Figura 16 &#8211; Nadi-shodhana&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(secondo inspiro eseguito sempre dalla narice destra)<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]La pratica concreta di pranayama inizia quando si introducono tecniche di ritenzione del respiro per tempi prolungati, tra inspiro ed espiro e viceversa. Pertanto, se ad esempio integriamo la tecnica di respirazione a narici alterne con intervalli progressivamente pi\u00f9 lunghi di sospensione fra inspiro ed espiro, andiamo gi\u00e0 ad influire in modo apprezzabile sui flussi delle correnti praniche del nostro corpo. Quindi, qualunque tecnica di ritenzione del respiro, durante una pratica di pranayama, assume nello Yoga, la denominazione di kumbhaka. Le tecniche relative a queste materia sono tanto affascinanti quanto ricche di definizioni. In merito a ci\u00f2 i termini puraka e recaka indicano la inspirazione e l\u2019espirazione, mentre una fase di kumbhaka accompagnata da puraka e recaka viene definita sahita kumbhaka.<br \/>\nInvece, l\u2019esecuzione del pranayama, cos\u00ec come scritto da Patanjali nel sutra II,49, va interpretata come kevala kumbhaka, che prevede l\u2019utilizzo prolungato del kumbhaka, con l\u2019eliminazione delle fasi di puraka e recaka. Questa tecnica molto delicata, che consente allo yogin il controllo del prana, diviene l\u2019elemento essenziale del pranayama per accedere agli stati di coscienza superiori di dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (supercoscienza).<\/p>\n<p>Nel pranayama, il kumbhaka racchiude per\u00f2 in s\u00e8 stesso due aspetti estremamente importanti che \u00e8 doveroso enfatizzare: non \u00e8 soltanto l&#8217;elemento essenziale di manipolazione del prana, ma diviene la fonte stessa di rischio insita nel pranayama.<br \/>\nPer questa ragione, prima di esperire in simili pratiche, si raccomanda di servirsi sempre del supporto di un Insegnante qualificato. Nello stesso modo si ritiene essenziale la padronanza e l\u2019esperienza negli esercizi di asana .<br \/>\nPatanjali scende ulteriormente nei dettagli delle tecniche pranayama nel sutra II,50, sottolineando che il respiro pu\u00f2 essere trattenuto \u201call\u2019esterno\u201d dopo l\u2019espirazione, \u201call\u2019interno\u201d dopo un inspiro, ovvero fermato in una \u201cposizione\u201d diversa. Questo determina ci\u00f2 che viene sottinteso dall\u2019autore come \u201ci tre tipi di pranayama\u201d.<\/p>\n<p>Un altro aspetto che viene considerato, \u00e8 il luogo dove questa pratica viene eseguita, il quale sar\u00e0 anche influenzato dalle condizioni climatiche.<br \/>\nIl terzo fattore citato nel sutra \u00e8 il tempo, che potrebbe non riguardare solo la durata delle tre fasi respiratorie, ma anche la stagione in cui la pratica viene eseguita, la quale influenzer\u00e0 pure il regime alimentare.<\/p>\n<p>Il quarto fattore \u00e8 in riferimento al numero di cicli di quel particolare tipo di pranayama in una seduta ed il numero di sedute praticate nel periodo considerato.<br \/>\nInfine vengono sintetizzati col termine \u201cprolungato e sottile\u201d i risultati che occorre perseguire attraverso una lunga e disciplinata progressione della pratica: il kumbhaka dovr\u00e0 diventare gradualmente prolungato e senza alcun sforzo, perch\u00e9 possa trasformare un processo esterno di controllo del respiro, in una gestione consapevole del soffio vitale in pranamayakosha.<\/p>\n<p>Quello che invece viene definito come pranayama reale \u00e8 contenuto nel sutra II,51.<br \/>\nEsso viene qualificato come \u201cquarta variet\u00e0\u201d e trascende i movimenti ed i ritmi del respiro. Nel kevala kumbhaka lo yogin esperto utilizza le correnti praniche nelle nadi per dirigerle deliberatamente dove intende modificare gli stati di coscienza.<br \/>\nQuesta condizione potrebbe anche svilupparsi naturalmente durante il corso di una pratica di pranayama, che viene finalizzata da Patanjali come prerequisito all\u2019Antaranga Yoga. Quest\u2019ultima raggruppa gli Stadi superiori della Disciplina, prima fra tutti la dharana cio\u00e8 la concentrazione.<\/p>\n<p>I risultati della pratica di pranayama sono poi riassunti sinteticamente nei sutra II,52 e II,53.<br \/>\nLa padronanza delle tecniche di controllo del prana permette allo yogin di avvicinare il corpo fisico ai corpi pi\u00f9 sottili, attivando i centri psichici, venendo a contatto quindi con la loro luminosit\u00e0 ( \u201c&#8230;grazie a lui si dissolve lo schermo della luce\u201d ).<br \/>\nQuesta capacit\u00e0 acquisita ci permette soprattutto di formare immagini vivide in uno spazio mentale chiamato Chidakasha, ne impedisce il loro offuscamento, permette una loro opportuna manipolazione e prepara la mente alle successive pratiche di dharana e dhyana ( \u201c&#8230;e si ha la capacit\u00e0 della mente di concentrarsi\u201d ).<\/p>\n<p>In conclusione, nelle pratiche in palestra, asana e pranayama, possono essere viste come discipline complementari ed essenziali per accedere agli stadi successivi nello Yoga Reale. Tuttavia, gi\u00e0 da sole sono molto importanti per ritrovare l\u2019armonia interiore fra \u201ccorpo e spirito\u201d che disperdiamo in condizione di stress.<\/p>\n<p>La seduta di pranayama dovr\u00e0 seguire una progressione armonica con caratteristiche e finalit\u00e0 generali tali da:<\/p>\n<p>Introdurre tecniche che sblocchino le energie in modo che possano circolare<br \/>\nEseguire tecniche che catturano ed accumulano energia<br \/>\nEseguire tecniche che facilitano l\u2019equilibrio delle energie e la loro distribuzione<br \/>\nConcludere con tecniche che finalizzino le energie catturate in sushumna, la nadi pricipale<br \/>\nPer crescere nello Yoga e scongiurare altri presupposti alla condizione stressogena, un buon allievo dovr\u00e0 sempre integrare queste pratiche coi contenuti etici e morali di Yama e Nyama.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Lo Yoga \u00e8 una delle sei Scuole ortodosse di pensiero filosofico-religioso Hindu dell\u2019India antica. 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