{"id":6967,"date":"2016-09-30T12:15:00","date_gmt":"2016-09-30T12:15:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.yogatradizione.it\/?page_id=6967"},"modified":"2016-09-30T12:32:19","modified_gmt":"2016-09-30T12:32:19","slug":"significato-adattivo-ed-evoluzionistico-dello-stress","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/?page_id=6967","title":{"rendered":"Significato adattivo ed evoluzionistico dello stress"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Lo stress pu\u00f2 essere considerato come una condizione in cui si verifica un turbamento dell\u2019omeostasi dell\u2019organismo, cio\u00e8 del suo equilibrio naturale, a seguito di uno stimolo, o fattore, che pu\u00f2 essere interno o esterno.<br \/>\nPer meglio comprendere l\u2019importanza dell\u2019omeostasi negli esseri viventi, occorre sottolineare che una condizione statica ed immutabile non pu\u00f2 essere compatibile con la sopravvivenza e che la capacit\u00e0 di modificarsi in continuazione \u00e8 necessariamente intrinseca a tutte le cose.<br \/>\nPer condurre un\u2019esistenza libera ed indipendente, un organismo vivente deve dunque necessariamente possedere quei meccanismi che possono garantirgli l\u2019integrit\u00e0 biologica, a fronte dell\u2019inevitabile succedersi dei cambiamenti esterni ed interni ad esso.<br \/>\nLa visione moderna del concetto di stress \u00e8 oggi rappresentata come il punto di arrivo di precedenti studi, iniziati gi\u00e0 a partire dall\u2019inizio del secolo scorso.<\/p>\n<p>Il fisiologo W. Cannon condusse ad esempio, nel periodo verso la fine degli anni \u201820, una serie di studi sulla risposta agli stimoli emozionali, come la rabbia e la paura. Questi avviarono successive ricerche, interessate a scoprire le eventuali manifestazioni somatiche e comportamentali, correlate alle sollecitazioni emotive in condizioni di pericolo.<br \/>\nSi scoprirono cos\u00ec importanti differenze di comportamento, come reazione ai diversi stimoli emozionali, che erano sempre finalizzate al mantenimento dell\u2019integrit\u00e0 fisica dei soggetti sottoposti all\u2019evento stressogeno.<\/p>\n<p>Negli anni \u201930 Hans Selye, defin\u00ec come stressanti \u201cquegli stimoli capaci di aumentare la secrezione dell\u2019ormone adrenocorticotropo (ACTH)\u201d, che evidenziavano anche morfologicamente, come si \u00e8 scoperto, l\u2019aumento delle dimensioni corticali delle ghiandole surrenali.<br \/>\nEgli descrisse una sindrome causata dall\u2019esposizione protratta a vari tipi di agenti nocivi, caratterizzata appunto da \u201cipertrofia della corticale del surrene, ipertrofia timo-linfatica e ulcere emorragiche a livello gastrico\u201d.<br \/>\nQuesto fenomeno, Selye lo interpret\u00f2 come una risposta sistemica dell\u2019organismo, indicandolo come \u201csindrome di adattamento generale\u201d<\/p>\n<p>Altri studi hanno successivamente dimostrato che alla maggior parte degli eventi stressogeni, chiamati stressors, corrisponde una risposta \u201cmultidimensionale\u201d e quindi pi\u00f9 complessa, che comprende anche l\u2019attivazione di altre funzioni neuroendocrine.<br \/>\nLa risposta specifica e personalizzata ad un evento stressogeno, scaturisce dunque da tutte le componenti di risposta dell\u2019organismo ad una particolare e prolungata sollecitazione.<\/p>\n<p>Attualmente, una corretta definizione del termine stress, si pu\u00f2 sinteticamente descrivere come risposta integrata dell\u2019organismo a modificazioni operate su di esso.<br \/>\nPer far fronte agli stressor, l\u2019organismo deve necessariamente mantenere entro certi limiti i propri parametri vitali con risposte diverse; queste non rappresentano necessariamente qualcosa di nocivo, in quanto possono risultare funzionali alla sopravvivenza di tutte le specie animali e l\u2019assenza dei meccanismi di risposta allo stress diverrebbe incompatibile con la vita stessa.<\/p>\n<p>Nel linguaggio scientifico si distinguono l\u2019eustress dal distress.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 una risposta fisiologica, ovvero esclusivamente adattiva, cio\u00e8 funzionale alla sopravvivenza dell\u2019individuo.<br \/>\nIl secondo indica una condizione di \u201cdiscrepanza\u201d tra lo stimolo e la risposta, quando cio\u00e8 le richieste ambientali vanno oltre le reali capacit\u00e0 di fronteggiamento dell\u2019individuo, esaurendo l\u2019organismo e determinando una maggiore vulnerabilit\u00e0 allo sviluppo delle malattie.<\/p>\n<p>Stress e omeostasi sono dunque concetti strettamente legati tra loro: il primo minaccia la seconda; quest\u2019ultima fa s\u00ec che i parametri vitali fisiologici rimangano entro un intervallo tale da consentire la sopravvivenza dell\u2019individuo.<\/p>\n<p>Il tipo di risposta che segue ad uno stimolo viene determinato da tre elementi: il tipo di stressor, l\u2019organismo sul quale lo stressor agisce e l\u2019ambiente in cui interagiscono i primi due elementi.<br \/>\nLo stressor va considerato nella sua particolare natura, per le caratteristiche di intensit\u00e0, frequenza, durata di azione, grado di novit\u00e0 per l\u2019individuo, prevedibilit\u00e0 ed evitabilit\u00e0. Vi sono ad esempio: a) stress fisici come esposizione al freddo, mancanza di cibo e di sonno, shock elettrico, sfinimento, luce intensa, livello di suono elevati; b) stress metabolici, come la riduzione dei livelli glicemici; c) stress psicologici, come una prova d\u2019esame o un calcolo matematico; d) stress psico-sociali, come per esempio una separazione o la morte di un congiunto.<br \/>\nOgnuno di questi stressor, pur inducendo una generale attivazione dei meccanismi di risposta, \u00e8 caratterizzato da una preferenziale attivazione di uno o pi\u00f9 sistemi.<br \/>\nAd esempio, l\u2019ipoglicemia insulinica attiva in particolar modo la midollare del surrene, stimolando la produzione di catecolamine come l\u2019adrenalina, la noradrenalina e la dopamina (che agiscono da neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale e da ormoni nella circolazione sanguigna), causando un aumento del battito cardiaco, della pressione cardiaca, dei livelli di glucosio nel sangue e una reazione generale del sistema nervoso simpatico.<br \/>\nL\u2019intensit\u00e0, la durata e la frequenza dello stimolo, hanno anch\u2019essi grande influenza sull\u2019entit\u00e0 della risposta: stressor troppo potenti, frequenti e prolungati, sono in grado di superare le possibilit\u00e0 di resistenza dell\u2019organismo, creando distress e originando nel tempo un processo patologico.<br \/>\nAl grado di novit\u00e0, di prevedibilit\u00e0 e di evitabilit\u00e0 dello stressor, viene assegnato oggi un ruolo fondamentale nel determinare l\u2019entit\u00e0 della risposta.<br \/>\nUno stimolo mai fronteggiato in precedenza e\/o imprevedibile e\/o inevitabile, induce infatti nel soggetto una risposta (in termini per esempio di ansia o di rilascio di cortisolo) pi\u00f9 ampia di quella indotta da uno stimolo conosciuto o evitabile.<br \/>\nL\u2019individuo influenza e produce invece le risposte di stress con caratteristiche che sono il risultato del patrimonio genetico di se stesso e di tutte le modificazioni psicologiche derivanti dall\u2019esposizione, in periodi critici per lo sviluppo della personalit\u00e0, a stressor di varia natura. In pratica intervengono in questa caratterizzazione non solo il sesso e l\u2019et\u00e0 dell\u2019individuo, ma tutte le attivit\u00e0 dei sistemi neuroendocrino, neurovegetativo ed immunitario insieme al profilo della personalit\u00e0. Possiamo dunque affermare, per quanto sopra esposto, che le risposte di stress sono diverse da soggetto a soggetto, anche se le teorie recenti descrivono fondamentalmente due modelli di risposta generale degli individui sottoposti a stress: una attiva e la seconda passiva, che si ricollegano ai meccanismi istintivi di lotta ovvero di fuga a cui faceva riferimento W. Cannon, nei sui studi condotti alla fine degli anni \u201920.<br \/>\nGli studi sino ad oggi condotti trovano unanime conferma che gli individui attivi mostrano in genere una reattivit\u00e0 maggiore rispetto ai passivi, con una predominante attivazione del sistema nervoso simpatico rispetto al parasimpatico e pi\u00f9 elevati livelli di: pressione arteriosa, frequenza cardiaca ed alcuni ormoni (come le catecolamine, la prolattina, l\u2019ATCH ed il cortisolo) durante la fase di stress.<br \/>\nL\u2019ambiente, quale sorgente degli stimoli stressogeni (sia esso interno o esterno), costituisce infine la terza componente della risposta di stress.<br \/>\nQuello esterno, in particolare, pu\u00f2 introdurre caratteristiche fisiche come la temperatura, il rumore e l\u2019illuminazione, ma soprattutto tutti gli aspetti legati all\u2019interazione sociale nei quali il soggetto \u00e8 coinvolto.<br \/>\nAnalizzando con discriminazione questi tre elementi e le modificazioni dei parametri biochimici, fisici e comportamentali nei soggetti sottoposti a stress, possiamo valutare se le risposte fornite dall\u2019organismo hanno assunto caratteristiche di normalit\u00e0 o di patologia.<\/p>\n<blockquote><p>Dal punto di vista comportamentale, la risposta di stress implica l\u2019aumento della vigilanza, accompagnato nell\u2019uomo dall\u2019aumento dell\u2019ansia e della preoccupazione che possono interagire con la risposta prettamente fisiologica allo stress, aggravandola<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\">( McEwen, 2000 )<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Concludendo, l\u2019individualit\u00e0 gioca un ruolo fondamentale nella risposta di stress in quanto fattori puramente biologici (o appresi dalle esperienze precedenti), possono modificare radicalmente il tipo di risposta fornita dall\u2019organismo.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Lo stress pu\u00f2 essere considerato come una condizione in cui si verifica un turbamento dell\u2019omeostasi dell\u2019organismo, cio\u00e8 del suo equilibrio naturale, a seguito di uno stimolo, o fattore, che pu\u00f2 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-6967","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/6967","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6967"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/6967\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6991,"href":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/6967\/revisions\/6991"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.yogatradizione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6967"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}